hotel a Badia al posto del vecchio zuccherificio
  lo Zuccherificio fu chiuso e tutta l'area fu scelta come zona artigianale e industriale secondo criteri moderni post Industriali...
 
 


Via Sant'Alberto e altri racconti. Lo Zuccherificio (seconda parte)

La semina delle barbabietole avveniva verso il venti di Marzo o meglio attorno al venti di Marzo, perché bisognava preparare bene il terreno: aratura in genere con tiri di Vacche o Buoi, ripianamento con attrezzi idonei, rottura dei blocchi duri di terreno, erpichiatura e poi semina con seminatrici che distribuivano le sementi per righe distanti trenta centimetri circa, in relativa abbondanza. In Aprile le barbietoline verdi, dovevano essere sciarate come si diceva e cioé ridotte a una, lontane una dall'altra circa venti centimetri. Un Lavoro lungo, in genere svolto da donne e ragazzi e quindi con costi bassissimi della manodopera. Durante i mesi di Aprile e Maggio e fino ai primi di Giugno si doveva procedere alla zappatura manuale allora e trimo per trimo, per rendere il terreno soffice e quindi adatto per lo sviluppo del Tubero ed eliminare erbe ed erbacce. I prodotti chimici tipo diserbanti, verranno utilizzati solo a partire dalla fine della seconda guerra mondiale. La Fabbrica cominciava a funzionare dai primi giorni di Agosto e fino alla fine di Settembre o inizio di Ottobre. Era il periodo delle barbabietole mature e grosse e del tempo adatto per la raccolta. A Luglio era troppo presto e i tuberi erano ancora in forte crescita, a Ottobre con le piogge, era tardi sia per la raccolta che per il cammino nei campi di carri e carretti. Ogni produttore doveva programmare le sue consegne in modo che la Fabbrica avesse sempre un lavoro più o meno regolare nei due mesi circa indicati. Fino all'affermazione di concimi, diserbanti, meccanizzazione di ogni lavoro, l'attività di raccolta e consegna barbabietole, era un lavoro impegnativo per tutti e con l'impiego di molta manodopera. Si trattava di estrarre barbabietola per barbabietola dal terreno, con l'uso di un forchetto, spinto sotto con i piedi, oppure con l'uso di un rampino quando il terreno diventava sufficientemente molle.

Il mio lavoro allo Zuccherificio
La Campagna dello Zuccherificio voleva dire due mesi pieni di lavoro con paga o stipendio Industriale. Una manna per Badia e per tanti, perché oltre al lavoro dei campi, non c'era molto altro e cosi è stato fino agli anni sessanta. I dipendenti stabili a tempo indeterminato, come lavoratori della Società Romana Zuccheri non erano molti e le rispettive famiglie erano davvero fortunate. Ma in Estate arrivava la campagna, che mobilitava i produttori agricoli con relativi salariati e braccianti e molte donne; ma interessava anche uno stuolo di operai, impiegati e giovani, in genere studenti delle superiori oppure universitari. La domanda la facevano in tanti e anch'io dopo la guerra mi presentavo all'ufficio collocamento per la domanda. La Campagna del 1946 l'avrei potuta fare come apprendista, ma non riuscii a entrare (non era facile data l'enorme concorrenza), nel 1947 mi ammalai di Tifo e quindi tra ospedale e il resto non potei aspirare al posto. Nel 1948, fui assunto come apprendista ancora, ma regolarmente. Iniziai il primo Agosto e terminai il primo Ottobre. Il mio compito era quello di girare tutta la fabbrica a partire dai silos delle Barbabietole e fino all'uscita dello zucchero greggio; ogni ora dovevo prelevare e portare campioni di prodotto punto per punto e poi consegnare i campioni contenuti in appositi recipienti, al Laboratorio della Fabbrica una copia e un'altra al Laboratorio degli agricoltori o produttori. In un turno di otto ore voleva dire otto giri completi e quindi tempo completamente occupato. Il lavoro era a ciclo continuo, diviso in tre turni ovviamente di otto ore ciascuno. I turni erano a rotazione e cosi imparai a lavorare nelle ore notturne dalle 22 alle 6 del mattino successivo. Dalla mia Malopera andavo a lavorare in bicicletta e quando tornavo la Mamma mi preparava il mangiare possibile. Imparai a conoscere tutta la fabbrica, incontrando molta gente che conoscevo, compresi due cugini di Ceneselli che lavoravano alle Presse.

Nel 1949, non fui assunto e fortunatamente ebbi un Incarico nell'amministrazione dell'Istituto Caenazzo e cosi mi guadagnai il necessario per l'anno scolastico (abbonamento al treno, libri e qualche varia compreso la cioccolata a Rovigo per il mezzogiorno). Nel 1950, appena Diplomato al Viola di Rovigo, iniziai la mia campagna come sempre il primo Agosto e fui assegnato alla pesa delle barbabietole come scribacchino: Il pesatore era un uomo esperto e fidato e carretto per carretto, carro per carro, pesava con relative contestazioni, bestemmie e discussioni e poi io segnavo sul registro peso e riferimenti del produttore. Fu una esperienza molto interessante perché imparai a conoscere produttori, carrettieri, conduttori di tutti i tipi; provenienti dalla Val Marola e fino alle valli padovane oltre l'Adige. Alla pesa s'imparava a conoscere tutti e ripassai tutto quello che avevo conosciuto del territorio fino allora.

Nel 1951, ero al Corso Ufficiali. Nel 1952, appena terminato il servizio di prima nomina a Luglio, iniziai la campagna come marcatempo. Dovevo seguire tutti i turni all'inizio e controllare se la forza lavoro era al completo in tutti i reparti e se no, andare con la mia bicicletta alla ricerca dei sostituti nei vari paesi. Allora i telefoni erano pochi e non certo per gli operai e i telefonini erano nella mente del futuro. Quindi bicicletta (avevo una Legnano nuova!) e ...pedalare.

Fu un'esperienza utilissima per le relazioni sul territorio a tutto campo. L'ultimo giorno di lavoro fu il trenta Settembre e il primo Ottobre ero già a Verona assunto come operaio qualificato all'IMA (Industrie Macchine Alimentari) segnalato dal Cavaliere Salvadori insieme ad un amico appena diplomato alle Scuole Tecniche Enzo Bari. Come lavoratore non sono più tornato a Badia e dopo molti anni con le ristrutturazioni, lo Zuccherificio fu chiuso e tutta l'area fu scelta come zona artigianale e industriale secondo criteri moderni post Industriali. Il rumore della fabbrica per oltre due mesi lo sento ancora oggi dentro la mia testa, ma quella fabbrica non c'è più. Bartali direbbe "l'è tutto cambiato" con quel che segue. Quelle campagne dello Zuccherificio me le sono trovate come contributi per la pensione quando è venuta a maturazione la data.

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