immagine di uno zuccherificio nel secolo scorso
  Ho l'orgoglio di avere iniziato il mio lavoro allo Zuccherificio di Badia Polesine...
 
 


Via Sant'Alberto e altri racconti. Lo Zuccherificio

Io non so come abbia fatto tutta la gente del mondo a vivere senza zucchero. Ciò è avvenuto fino a circa il 1900. Gli antichi e tra questi ci mettiamo anche tutti i "garibaldini", in qualche modo si saranno arrangiati e avranno trovato il modo di dare gusto al cibo compreso la dolcezza. Industrialmente, per quanto ne so, si è partiti utilizzando la canna da zucchero, coltivata soprattutto nelle Americhe. I ricchi se la saranno cavata con prodotti speciali dalla trasformazione della frutta. I ricchi nei millenni passati, sono sempre stati pochi, ma con tanto potere e non molto democratico per la verità. In Europa Occidentale, soprattutto Francia e Germania, si è scoperto che dalle barbabietole di un certo tipo si poteva ricavare una dolcezza mai provata prima e così con lo sviluppo industriale, a sua volta generato dalla scoperta dell'energia, si è trovato il modo di dare vita a industrie chimiche in grado di trasformare la barbabietola (da zucchero, appunto), in una farina dolcissima, che poteva essere facilmente impiegata per dolcificare cibi, ma anche per ingerirla direttamente come potente mezzo per produrre salute ed energia fisica.

In Italia, la produzione della barbabietola iniziò in ritardo rispetto agli altri paesi. L'inizio è avvenuto, credo, nei primi anni del secolo ventesimo, sopratutto per merito di due grandi industrie genovesi: Italiana Zuccheri ed Eridania, che hanno progettato e poi realizzato gli zuccherifici. Gradualmente si è scoperto che la pianura padana era una manna per la produzione di barbabietole da zucchero. La pianura padana è un ben di Dio, perché è proprio piatta, ricca di acqua sotto e sopra, basta pensare ai fiumi, canali, laghi ecosì via. Basta scavare pozzi di pochi metri e l'acqua c'è, da sempre. Acqua buona, piogge abbondanti, con inverni molto umidi e un sole estivo caldo che di più darebbe fastidio.

Napoleone Bonaparte, quando volle spingere i suoi soldati straccioni nel 1797 a seguirlo in Italia per conquistarla, parlò di una pianura dove c'è di tutto e dove la natura ha concentrato ogni bene, insieme con la capacità della gente di lavorare e produrre ogni ben di Dio: Napoleone disse loro che c'erano anche tante belle donne. Napoleone nella storia, non fu il solo a invogliare gli eserciti a conquistare posti con belle donne, ma a parlare di un'agricoltura inimitabile, credo sia stato il solo almeno in termini cosi precisi ed entusiastici.

Della cultura del grano inventata da millenni e non nella pianura del Po, si è, passati via via ad altre culture importanti per il cibo e per il bestiame: granoturco e poi mais, patate, fagioli, carote, rape, ortaggi e soprattutto frutta di ogni tipo. Con la frutta credo che per le popolazioni della Val Padana il dolce non sia mai mancato, anche se minore certo rispetto all'invenzione dello zucchero che è però un prodotto industriale e quindi moderno.

Su questa Storia mi piacerebbe scrivere un libro ma ora mi limito a raccontare la mia esperienza di lavoro in uno Zuccherificio, quello di Badia Polesine.

A Badia Polesine, lo Zuccherificio è entrato per la prima volta in azione nel 1924. L'Italiana Zuccheri di Genova insieme con altri nel Polesine ma non solo, costruì parecchi zuccherifici dopo la prima guerra mondiale. L'Eridania però ancora di più ed anche più grandi. La fabbrica fu costruita in un'area abbastanza ampia vicino alla ferrovia, che faceva allora da confine tra il centro più o meno abitato e l'aperta campagna. Era orientata ad accogliere tutti i produttori dall'Adige al Tartaro confinanti con la Ferrovia proveniente da Verona. Certo anche i produttori al di là della Ferrovia potevano produrre per la fabbrica, ma avevano l'inconveniente dei passaggi a livello, con inevitabili code negli orari del passaggio dei treni. Allora però treni ne passavano pochi. I produttori badiesi verso Lendinara, avevano lo Zuccherificio della patria di Alberto Mario, quelli oltre l'Adige, avevano come alternativa Este e Montagnana. I produttori dei paesi padovani costieri all'Adige, come Masi, Piacenza, Castelbaldo, Merlara ecc. dovevano affrontare tragitti lunghi e con qualche difficoltà di transito. Quelli oltre il Tartaro si orientavano su Castelmassa e gli altri zuccherifici sulla linea del Po. La campagna a cavallo di Badia e verso il Tartaro, dava una buona produzione: mediamente 40 quintali di barbabietole per pertica se l'annata andava bene; pertiche ovviamente di mille metri quadrati. La Direzione dello Zuccherificio dipendente da Genova, stipulava durante l'inverno i contratti con i coltivatori piccoli e grandi, stabilendo quanto perticato coltivare a barbabietola e il prezzo che ovviamente teneva conto del peso e della qualità e cioé di quello che veniva chiamato "valore zuccherino". Come venisse calcolata la qualità e quindi il prezzo, era una cosa complicata con infinite discussioni tra la fabbrica e i contadini, specialmente quelli più grossi e battaglieri. Non ho avuto più eco delle dispute verbali e alle volte non solo, su questa questione, se non dopo la chiusura dello Zuccherificio. La Fabbrica provvedeva a consegnare ai produttori nel mese di marzo la semente, costituita da granelli simili a fagiolini ma leggeri e ben secchi.

(segue »)


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