Ivan
  Erano sette i figli e compreso la nonna in dieci e nel tempo del militare del Papà Ivan come più anziano, fungeva da capo famiglia...
 
 


Via Sant'Alberto e altri racconti

(...) Anche la famiglia Tardivello rimase in Via s.Alberto al numero 5, nella propria casa con il papà che era ritornato da alcuni mesi dalla stazione di Monselice, con il grado di Sergente Maggiore di Fanteria. Aveva fatto la prima guerra mondiale il papà, ma fu richiamato nella seconda per servizi territoriali e quindi non molto lontano da Badia. Erano sette i figli e compreso la nonna in dieci e nel tempo del militare del Papà Ivan come più anziano, fungeva da capo famiglia studiando e soprattutto lavorando e tenendo quindi attiva l'attività aziendale: colori, verniciatura, recupero oggetti delicati ed altro. Artigiano Ivan fin da ragazzo e capace di fare di tutto per l'azienda e per la famiglia. In quel mese d'Aprile il lavoro era integrato dalle attività per la sopravvivenza e cioè per procurare il cibo. Riguardava tutti, in campagna meno che in città. Il venti d'Aprile, l'ottava armata arrivò al Po e i Tedeschi ebbero l'ordine di abbandonare anche il Polesine. Il ponte di Badia rimaneva una via di fuga importante e cosi ci fu una concentrazione di mezzi e truppe nella zone di Badia e al disopra una concentrazione d'aerei d'ogni tipo e in ogni ora. Si cercava di stare nascosti nelle cantine, nei sottoscala, nei rifugi e bunker di fortuna. Così fece Ivan insieme alla sua famiglia numerosa.
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