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La storia e le tante cronache fissano nel 25 Aprile del '45 il cambiamento dello stile di vita In Italia e in Europa. Certo in Italia è stato lento e graduale: un conto sono le storie dell'"Albero degli zoccoli" e della "civiltà della polenta", un conto il reale tenore di vita del 1939. Dalla Rivoluzione Francese la vita quotidiana in tutta l'Europa ha cominciato ad essere documentata ed osservata. Prima vi sono valutazioni e interpretazione di scrittori, i cosiddetti romantici che pescavano dalla vita quotidiana storie per i loro romanzi. La povertà era considerata "romantica", fonte d'ispirazione. Ma per chi la viveva era ovviamente tutta un'altra cosa.
Nei centocinquant'anni anni che vanno dal 1789 al 1939, nonostante il miglioramento qualitativo e quantitativo in agricoltura (anche per le invenzioni energetiche), il tenore di vita delle masse è tendenzialmente peggiorato: la principale causa fu l'aumento rapido delle popolazioni anche in seguito alle sconfitte delle malattie infettive. In Italia prima dell'Unità, abbiamo poche conoscenze e variabili da Regione a Regione. Nel 1870, nove anni dopo il 1961, eravamo già 25 milioni di abitanti, ai tempi di Napoleone forse cinque, quindi nel periodo dei tanti stati (Piemonte, Lombardo-Veneto, Ducati centrali filo papisti, Stato Pontificio, Regno delle due Sicilie) la popolazione in Italia crebbe molto, la miseria ancora di più. Forse anche per questo si è arrivati all'Unità con la speranza che andasse meglio. Lo Stato unitario puntò su strade, Ferrovie e diffusione della istruzione elementare oltre al militare obbligatorio per i giovani maschi. Tutte cose utili, ma la popolazione continuò ad aumentare nonostante l'emigrazione fortissima. La popolazione era disseminata nelle campagne dove c'era l'economia agricola; dove il mangiare era l'unica preoccupazione. Da noi in Malopera siamo passati dalla polenta al pane gradualmente. Forse non è un caso se detesto la polenta come simbolo di miseria e pellagra.
Fino all'arrivo degli Americani, nel 1945, in Malopera e in tutto il Polesine e in generale in tutta l'Italia si viveva con poco. Il fascismo ha migliorato il tenore di vita puntando su una produzione di 90 milioni di quintali di grano su base annua (due quintali a testa). Nel 38, siamo arrivati a 80 quintali, quasi fatta, poi la guerra. Noi in Malopera con otto pertiche di terra nette, si producevano otto o nove quintali di frumento annuo, quindi pane per tutto l'anno: macinazione al mulino sull'Adige della Bova (quello di Ivan), farina ogni mese dal fornaio Battista Boldrin e dopo a Baruchella.
Dal 1870 al 1920 (fine della grande guerra), il tenore di vita delle famiglie numerose bracciantili in Malopera era il seguente:
- Mangiare: latte con polenta abbrustolita al mattino (il pane era per pochi.)
- Pranzo quando c'era, una minestra e qualche altra cosa variabile con la stagione
- Cena una scodella di caffè e latte (caffè d'orzo o di granoturco abbrustolito) con polenta o pane verso la fine del periodo.
All'inverno, merenda tardi al mattino e un pasto verso le 3 o 4 del pomeriggio, poi basta e a letto (anche perché all'inverno si lavorava meno).
Variava poi il tenore tra braccianti e salariati, migliorava per la piccola borghesia di paese ma non molto di più.
Il vestiario era modestissimo con qualche acquisto al mercato; la preoccupazione maggiore era difendersi dal freddo. Ferie niente, viaggi "con il cavallo di San Francesco", cioé a piedi o sul carretto. Divertimento il ballo nelle famiglie. Certo le famiglie come la nostra che aveva un pezzo di terra e solo due figli e l'industria del pollame, stava un po' meglio. Tanto che io ho potuto studiare. Il sistema pensionistico non c'era (quindi durissima per i vecchi), nella sanità il medico condotto pagato dal Comune. Se capitava una malattia seria erano guai davvero. Mio papà con il tifo e relativa ricaduta, non ha potuto andare all'ospedale, io sì, ma eravamo già dopo la guerra e il comune pagò perché eravamo nell'elenco dei poveri.
Dal 1920 al 1938 (dopo c'è stata la guerra e dopo ancora l'inizio della nuova era), la situazione è leggermente migliorata in seguito all'aumento della produzione agricola basata sulla cultura del grano (pane) ed alla diminuzione della dinamica delle nascite.
Nella "civiltà della polenta", Vicentini racconta la cena di una famiglia: uno Scopeton (sardellone) arrostito attaccato al centro della tavola vicino alla lucerna (la luce è arrivata dopo); ciascuno "pociava" due fette di polenta in compagnia, poi come premio un pezzettino di Scopeton ridotto a pelle e spine. Qualche volta mezzo bicchiere di vino o acqua prelevata dai pozzi mediamente inquinata (scoperta a posteriori). Il tifo era endemico. E non era raro morirne.
Certo i coltivatori diretti o i proprietari terrieri, stavano meglio come pure i bottegai, però erano pochi.
Nel dopoguerra un po' alla volta siamo diventati "americani". Non dimentichiamoci che abbiamo lasciato la povertà solo da sessant'anni. L'abbondanza ci ha fatto perdere la testa e ci siamo dimenticati di essere stati migranti, diventando razzisti ("peoci rifatti", si diceva a Malopera).
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